Questa lettera è stata pubblicata il giorno 08/marzo/2011 nella rubrica per Posta e per E-mail del Messaggero Veneto col titolo: "Italia-Libia. Reverenza e dintorni"
Potrebbe sembrare paradossale che, alla luce dei recenti tragici eventi che investono il Maghreb, si possa disquisire su un argomento superficiale e di bon ton come il significato della parola baciamano. Da cittadino italiano rimasi allibito e disgustato quando vidi il presidente del Consiglio fare il baciamano al leader libico Gheddafi. Mi sono chiesto quali motivazioni potessero stare alla base di un simile atto di sottomissione da parte di un premier di uno stato sovrano. Abbassarsi pubblicamente a tanto nei confronti di un dittatore che non rispetta i diritti umani e addirittura stipulare con lui un trattato di amicizia, ci hanno esposto al ridicolo in tutto il mondo. Dato che le parole hanno un significato preciso e la lingua italiana è un collante per il nostro popolo, ho consultato lo Zanichelli per cercare l’esatta definizione della parola baciamano: atto del baciare la mano in segno di rispetto, riverenza o galanteria. Escluderei subito la galanteria, alla luce di quanto riportato dai media a proposito di bunga-bunga, di bellezze minorenni e di uno stagionato machismo esibito con patologica ossessione. Se l’atto esprimeva rispetto, mi chiedo per chi e per che cosa? Sarà per un dittatore che assolda mercenari sanguinari per sparare sul suo popolo e giustiziare i soldati perché si rifiutano di colpire la propria gente? O forse per un capo di stato che ribadisce ad ogni piè sospinto di aver sconfitto il colonialismo italiano, costretto l’Italia a pagare gli indennizzi e che ha avuto la sfrontatezza di presentarsi in visita ufficiale nel nostro paese con una fotografia del periodo coloniale italiano appuntata sul petto, come fosse una medaglia? La nostra economia si basa sul petrolio, per cui è chiaro che i governanti debbano mantenere buoni rapporti e incentivare gli scambi economici con i paesi che possiedono i giacimenti, ma per questo non si deve calpestare la dignità dell’Italia che anzi va sempre preservata. Come interpretare il silenzio assordante del nostro governo di fronte ad un tale genocidio o la non disponibilità del presidente del Consiglio a telefonare all’amico Gheddafi “per non disturbarlo”? In questa disamina non resta che l’atto di riverenza per spiegare quel baciamano! Ma cos’è la riverenza? Lo Zanichelli precisa che si tratta di profondo rispetto, talvolta accompagnato da soggezione. Un simile trattamento lo si potrà riservare al papa, non di certo a uno spietato e folle dittatore che arringa i suoi ultimi fedelissimi con frasi deliranti tipo “Armatevi! Scatenate l’inferno… Chi non mi ama non merita la vita…”. In questa drammatica situazione emerge la vera preoccupazione dei parlamentari leghisti: il tanto paventato esodo biblico delle popolazioni del Nord Africa verso il paese del ben godi. Bossi, di fronte ad un dramma umano di tale portata, non trova di meglio che dire frasi tipo: “Li manderemo in Germania!” con l’effetto di alimentare la paura della gente. A 150 anni dai moti rivoluzionari che hanno portato all’Unità d’Italia, che festeggeremo nonostante l’ostracismo di alcuni ministri, sorge spontaneo un parallelismo con gli attuali moti rivoluzionari del Nord Africa. Io che mi sento molto italiano, di fronte agli eventi epocali che stanno cambiando lo scacchiere geo-politico mediterraneo, mi sento disgustato e non rappresentato da governanti che tacciono di fronte a tanto orrore e che non annullano subito il trattato di amicizia con Gheddafi. Queste rivoluzioni popolari diffusesi a macchia d’olio, si sono rivelate inarrestabili perché nate dalla voglia di libertà e di futuro delle giovani generazioni che hanno trovato nel web un formidabile mezzo di comunicazione e aggregazione. Colpisce come un pugno nello stomaco il paragone tra gli ideali di quei giovani rivoluzionari e l’inesistenza degli stessi in tanti parlamentari nostrani che, sfacciatamente e vergognosamente, passano da uno schieramento politico all’altro, in barba a chi li ha eletti. Nel Nord Africa i popoli lottano per far nascere quella democrazia che da noi alcuni tentano di far scomparire!
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lunedì 28 febbraio 2011
domenica 16 gennaio 2011
Un movimento d'indignazione
Questa lettera è stata pubblicata nella rubrica "Per posta e per E-mail" del Messaggero Veneto il giorno 26 gennaio 2011
“Indignez-vous” è il titolo di un libretto di 30 pagine, 5 ristampe e 500.000 copie vendute in Francia in tre mesi. L’autore Stéfan Hensel, 93 anni, ex diplomatico, partecipò alla lotta partigiana e fu internato in un campo di concentramento. Raccontando gli ideali che lo portarono a combattere il nazismo, ha creato un grande movimento d’indignazione, specie tra i giovani, nei confronti dell’attuale classe politica francese. Anche in Italia i giovani protestano per la precarietà dello studio, del lavoro e perché una classe politica ha rubato loro i sogni. In questa situazione così critica e delicata non si può non indignarsi di fronte ai reiterati tentativi di capovolgere un fondamento della Costituzione: la legge è uguale per tutti. Dopo i vari lodi salva-premier, si è molto parlato del legittimo impedimento e ora della decisione della Corte Costituzionale. Nonostante le minacce, il provvedimento è stato considerato parzialmente incostituzionale e si è ribadito che nessuno è al di sopra della legge. Sarò un’idealista, ma se io, comune cittadino, fossi innocente non avrei il minimo dubbio a percorrere tutte le vie legali per scrollarmi di dosso ogni dubbio e uscirne a testa alta. M’indigna chi fa di tutto per non far luce sulla verità, ciò rappresenta un’implicita ammissione di colpevolezza, ancora più rimarchevole se lo fa chi ricopre un’alta carica istituzionale, rappresentativa del popolo. La stampa internazionale riporta casi di politici processati. In Israele, il presidente Moshe Katzav e il premier Olmert si sono dimessi e hanno affrontato il processo come comuni cittadini. Il primo è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali nei confronti di alcune sue segretarie, il secondo di finanziamenti illeciti. In Inghilterra due deputati inquisiti per reati, minori rispetto a quelli che ormai siamo abituati a leggere sui nostri media, sono stati cacciati dal loro partito e sottoposti a giustizia ordinaria. Come chiunque! Si tratta anche di una questione di credibilità e serietà politica. Come si fa a non indignarsi nel sentire il premier affermare che la magistratura è il cancro della democrazia o di fronte alle levate di scudi della casta in difesa di qualche suo membro indagato? E’proprio vero il modo di dire cane non mangia cane! La parola etica ha subito uno svuotamento sostanziale nel suo significato. Il rispetto di chi ti ha votato, la fedeltà al mandato, l’appartenenza ad uno schieramento sono diventati valori quantificabili in denaro o in favori. Un vero e proprio mercato! Non c’è quindi da meravigliarsi che siano state messe in lista persone pur in presenza di informative degli organi istituzionali competenti che segnalavano la loro non idoneità a ricoprire incarichi pubblici. D’altronde, attualmente in Italia le uniche carriere dove non si risente della crisi sono quelle dei calciatori e dei politici. Molti sono i politici con plurimi incarichi e compensi spesso esagerati, in barba a leggi e regolamenti, ma pochi, si fa per dire, quelli disposti a rinunciare a parte delle laute prebende percepite nonostante il tasso di disoccupazione dei giovani sia salito al 29% e il debito pubblico al 102% del Pil con il costo della vita schizzato alle stelle. Come si fa a non indignarsi di fronte ai proclami del premier sul ponte dello Stretto di Messina. A cosa serve un’opera faraonica se le strade per arrivarci sono a dir poco inadeguate? Come si fa a sprecare i soldi pubblici in cattedrali nel deserto e non occuparsi del molti tarli che corrodono l’Italia come, per esempio, il dissesto idrogeologico? A ogni pioggia un po’ più violenta crolla un pezzo d’Italia o qualche bellezza artistica. Il nostro è il paese più bello del mondo per storia, cultura e arte che andrebbero meglio tutelate per incentivare il turismo, importante risorsa economica. De Andrè in una sua canzone diceva: …e il tipo strano, quello che ha venduto per tre mila lire sua madre ad un nano…, frase che sembra adattarsi a certi politici più intenti a conservare la poltrona, pur calpestando democrazia, fiducia degli elettori, morale, oppositori, leggi e Costituzione, che non a tutelare il bene pubblico e, per far ciò, sono proprio disposti a tutto.
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“Indignez-vous” è il titolo di un libretto di 30 pagine, 5 ristampe e 500.000 copie vendute in Francia in tre mesi. L’autore Stéfan Hensel, 93 anni, ex diplomatico, partecipò alla lotta partigiana e fu internato in un campo di concentramento. Raccontando gli ideali che lo portarono a combattere il nazismo, ha creato un grande movimento d’indignazione, specie tra i giovani, nei confronti dell’attuale classe politica francese. Anche in Italia i giovani protestano per la precarietà dello studio, del lavoro e perché una classe politica ha rubato loro i sogni. In questa situazione così critica e delicata non si può non indignarsi di fronte ai reiterati tentativi di capovolgere un fondamento della Costituzione: la legge è uguale per tutti. Dopo i vari lodi salva-premier, si è molto parlato del legittimo impedimento e ora della decisione della Corte Costituzionale. Nonostante le minacce, il provvedimento è stato considerato parzialmente incostituzionale e si è ribadito che nessuno è al di sopra della legge. Sarò un’idealista, ma se io, comune cittadino, fossi innocente non avrei il minimo dubbio a percorrere tutte le vie legali per scrollarmi di dosso ogni dubbio e uscirne a testa alta. M’indigna chi fa di tutto per non far luce sulla verità, ciò rappresenta un’implicita ammissione di colpevolezza, ancora più rimarchevole se lo fa chi ricopre un’alta carica istituzionale, rappresentativa del popolo. La stampa internazionale riporta casi di politici processati. In Israele, il presidente Moshe Katzav e il premier Olmert si sono dimessi e hanno affrontato il processo come comuni cittadini. Il primo è stato riconosciuto colpevole di molestie sessuali nei confronti di alcune sue segretarie, il secondo di finanziamenti illeciti. In Inghilterra due deputati inquisiti per reati, minori rispetto a quelli che ormai siamo abituati a leggere sui nostri media, sono stati cacciati dal loro partito e sottoposti a giustizia ordinaria. Come chiunque! Si tratta anche di una questione di credibilità e serietà politica. Come si fa a non indignarsi nel sentire il premier affermare che la magistratura è il cancro della democrazia o di fronte alle levate di scudi della casta in difesa di qualche suo membro indagato? E’proprio vero il modo di dire cane non mangia cane! La parola etica ha subito uno svuotamento sostanziale nel suo significato. Il rispetto di chi ti ha votato, la fedeltà al mandato, l’appartenenza ad uno schieramento sono diventati valori quantificabili in denaro o in favori. Un vero e proprio mercato! Non c’è quindi da meravigliarsi che siano state messe in lista persone pur in presenza di informative degli organi istituzionali competenti che segnalavano la loro non idoneità a ricoprire incarichi pubblici. D’altronde, attualmente in Italia le uniche carriere dove non si risente della crisi sono quelle dei calciatori e dei politici. Molti sono i politici con plurimi incarichi e compensi spesso esagerati, in barba a leggi e regolamenti, ma pochi, si fa per dire, quelli disposti a rinunciare a parte delle laute prebende percepite nonostante il tasso di disoccupazione dei giovani sia salito al 29% e il debito pubblico al 102% del Pil con il costo della vita schizzato alle stelle. Come si fa a non indignarsi di fronte ai proclami del premier sul ponte dello Stretto di Messina. A cosa serve un’opera faraonica se le strade per arrivarci sono a dir poco inadeguate? Come si fa a sprecare i soldi pubblici in cattedrali nel deserto e non occuparsi del molti tarli che corrodono l’Italia come, per esempio, il dissesto idrogeologico? A ogni pioggia un po’ più violenta crolla un pezzo d’Italia o qualche bellezza artistica. Il nostro è il paese più bello del mondo per storia, cultura e arte che andrebbero meglio tutelate per incentivare il turismo, importante risorsa economica. De Andrè in una sua canzone diceva: …e il tipo strano, quello che ha venduto per tre mila lire sua madre ad un nano…, frase che sembra adattarsi a certi politici più intenti a conservare la poltrona, pur calpestando democrazia, fiducia degli elettori, morale, oppositori, leggi e Costituzione, che non a tutelare il bene pubblico e, per far ciò, sono proprio disposti a tutto.
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lunedì 25 ottobre 2010
Fare attenzione non alla malattia.Considerazioni sulle dichiarazioni del Presidente della Provincia di Udine
Questa lettera è stata pubblicata nella rubrica "per posta e per E mail" del Messaggero Veneto il 1 novembre 2010.
Leggere sul Messaggero Veneto del 23 ottobre “Fontanini: classi separate per i disabili”, mi ha lasciato senza parole. L’unico aspetto positivo di quelle dichiarazioni, come ha rilevato il governatore Tondo, è di aver sollevato con prepotenza un problema reale. Quest’episodio mi ha stimolato alcune riflessioni, memore anche delle passate e presenti battaglie che io e mia moglie ci vediamo costretti a combattere da sempre per far rispettare i diritti di nostro figlio, giovane uomo con disabilità. Spesso i politici, gli amministratori, ma anche diversi “addetti ai lavori”, non centrano l’attenzione sulla Persona, anzi tendono ad identificarla con la sua malattia, problema o anomalia genetica. Credo proprio che i punti nodali della questione siano il rispetto per la persona e la sua dignità e la tutela dei diritti. E’ opportuno sostenere un cambiamento culturale indirizzato, appunto, verso la tutela dei diritti e la promozione della qualità della vita e non in senso risarcitorio, ormai superato, in teoria, anche dalle leggi vigenti, dalla Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità, ecc., che mirano all’inclusione sociale scolastica e lavorativa delle persone con disabilità, e di certo non alla loro ghettizzazione come proposto dal Presidente della Provincia di Udine. Per ritornare al tema della scuola, vorrei soffermarmi sull’argomento “insegnante di sostegno”. Certo è quanto mai opportuno che sia specializzato, ma io credo che non sia sufficiente. Mi spiego meglio utilizzando uno slogan dell’Anffas di cui sono socio. Per svolgere bene il suo compito un insegnante, e non mi riferisco solo a quelli di sostegno, deve saper integrare “il cuore e la ragione”: la ragione è rappresentata dalla competenza tecnica, il cuore dalla motivazione, dalla sensibilità, dalla capacità relazionale, dalla disponibilità all’ascolto e dalla creatività. Non dimentichiamo che, contrariamente a quanto spesso avviene, il ruolo dell’insegnante di sostegno non è quello di prendersi l’alunno con disabilità e lavorare con lui fuori dall’aula, ma piuttosto quello di mediatore e di appoggio per l’intera classe, magari operando in piccoli gruppi. Daniela Beltrame, dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, ha detto che in Friuli Venezia Giulia, gli insegnanti di sostegno nell’anno in corso, sono stati incrementati di 18 unità, e che è necessario costruire una rete tra tutti gli attori che orbitano attorno allo/a studente con disabilità (servizio sanitario, scuola, enti locali, famiglie, ecc) per armonizzare le competenze e trovare le risposte concrete ai bisogni individuali. Di contro però, con la riforma Gelmini, sono diminuiti gli insegnanti curricolari e il personale Ata, e sono aumentati gli alunni per classe, parallelamente alle difficoltà di apprendimento e sociali e alle diversità culturali. Tutto ciò rende molto più complesso il lavoro formativo ed educativo che nella scuola, per definizione, si dovrebbe svolgere. I primi a soffrire di questa situazione sono gli allievi con disabilità, ma ne risentono tutti i bambini e ragazzi che si vedono sfumare tra i banchi il sacrosanto diritto all’istruzione e ad usufruire dell’opportunità, assai formativa se ben accompagnata, di confrontarsi con coetanei con disabilità e varie diversità. E’ ormai universalmente riconosciuto che la disabilità si esprime in maniera diversa in base alle interazioni che la persona disabile ha con gli altri e l’ambiente in cui vive. Il che si traduce in: più elementi sfavorevoli, maggiore gravità nell’espressione della disabilità. E’ responsabilità di ognuno ridurre i fattori disabilitanti nei contesti di vita e non c’è dubbio che l’isolamento sia uno di questi. Il prof. Fontanini, prima come insegnante poi come Presidente della Provincia, dovrebbe più di altri conoscere e praticare questi concetti basilari del vivere civile. Dobbiamo essere orgogliosi di far parte di uno stato che ha abolito le classi speciali dal 1977, anche se a Udine sono sopravvissute nella pratica fino ai primi anni del 2000. Su questo baluardo, faticosamente conquistato, che ci colloca tra i paesi civili culturalmente progrediti, tornare indietro sarebbe intollerabile.
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Leggere sul Messaggero Veneto del 23 ottobre “Fontanini: classi separate per i disabili”, mi ha lasciato senza parole. L’unico aspetto positivo di quelle dichiarazioni, come ha rilevato il governatore Tondo, è di aver sollevato con prepotenza un problema reale. Quest’episodio mi ha stimolato alcune riflessioni, memore anche delle passate e presenti battaglie che io e mia moglie ci vediamo costretti a combattere da sempre per far rispettare i diritti di nostro figlio, giovane uomo con disabilità. Spesso i politici, gli amministratori, ma anche diversi “addetti ai lavori”, non centrano l’attenzione sulla Persona, anzi tendono ad identificarla con la sua malattia, problema o anomalia genetica. Credo proprio che i punti nodali della questione siano il rispetto per la persona e la sua dignità e la tutela dei diritti. E’ opportuno sostenere un cambiamento culturale indirizzato, appunto, verso la tutela dei diritti e la promozione della qualità della vita e non in senso risarcitorio, ormai superato, in teoria, anche dalle leggi vigenti, dalla Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità, ecc., che mirano all’inclusione sociale scolastica e lavorativa delle persone con disabilità, e di certo non alla loro ghettizzazione come proposto dal Presidente della Provincia di Udine. Per ritornare al tema della scuola, vorrei soffermarmi sull’argomento “insegnante di sostegno”. Certo è quanto mai opportuno che sia specializzato, ma io credo che non sia sufficiente. Mi spiego meglio utilizzando uno slogan dell’Anffas di cui sono socio. Per svolgere bene il suo compito un insegnante, e non mi riferisco solo a quelli di sostegno, deve saper integrare “il cuore e la ragione”: la ragione è rappresentata dalla competenza tecnica, il cuore dalla motivazione, dalla sensibilità, dalla capacità relazionale, dalla disponibilità all’ascolto e dalla creatività. Non dimentichiamo che, contrariamente a quanto spesso avviene, il ruolo dell’insegnante di sostegno non è quello di prendersi l’alunno con disabilità e lavorare con lui fuori dall’aula, ma piuttosto quello di mediatore e di appoggio per l’intera classe, magari operando in piccoli gruppi. Daniela Beltrame, dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale, ha detto che in Friuli Venezia Giulia, gli insegnanti di sostegno nell’anno in corso, sono stati incrementati di 18 unità, e che è necessario costruire una rete tra tutti gli attori che orbitano attorno allo/a studente con disabilità (servizio sanitario, scuola, enti locali, famiglie, ecc) per armonizzare le competenze e trovare le risposte concrete ai bisogni individuali. Di contro però, con la riforma Gelmini, sono diminuiti gli insegnanti curricolari e il personale Ata, e sono aumentati gli alunni per classe, parallelamente alle difficoltà di apprendimento e sociali e alle diversità culturali. Tutto ciò rende molto più complesso il lavoro formativo ed educativo che nella scuola, per definizione, si dovrebbe svolgere. I primi a soffrire di questa situazione sono gli allievi con disabilità, ma ne risentono tutti i bambini e ragazzi che si vedono sfumare tra i banchi il sacrosanto diritto all’istruzione e ad usufruire dell’opportunità, assai formativa se ben accompagnata, di confrontarsi con coetanei con disabilità e varie diversità. E’ ormai universalmente riconosciuto che la disabilità si esprime in maniera diversa in base alle interazioni che la persona disabile ha con gli altri e l’ambiente in cui vive. Il che si traduce in: più elementi sfavorevoli, maggiore gravità nell’espressione della disabilità. E’ responsabilità di ognuno ridurre i fattori disabilitanti nei contesti di vita e non c’è dubbio che l’isolamento sia uno di questi. Il prof. Fontanini, prima come insegnante poi come Presidente della Provincia, dovrebbe più di altri conoscere e praticare questi concetti basilari del vivere civile. Dobbiamo essere orgogliosi di far parte di uno stato che ha abolito le classi speciali dal 1977, anche se a Udine sono sopravvissute nella pratica fino ai primi anni del 2000. Su questo baluardo, faticosamente conquistato, che ci colloca tra i paesi civili culturalmente progrediti, tornare indietro sarebbe intollerabile.
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giovedì 7 ottobre 2010
Barconi. Dai giochi alla realtà.
Questa lettera è stata pubblicata nella rubrica per Posta e per E-Mail del Messaggero Veneto il 15 ottobre 2010.
La connettività di internet rappresenta un’eccezionale opportunità per ampliare i contatti, le conoscenze e gli scambi a distanza tra le persone ma, a fronte di tali vantaggi, ci abitua ad una realtà virtuale che può riservare brutte sorprese. Più volte abbiamo amaramente constatato come la realtà quotidiana non sia ciò che il web ci rappresenta. Ciò nonostante non avrei mai pensato che da un gioco virtuale, che circolava sul sito della Lega in cui i giocatori guadagnavano punti a seconda di quanti barconi d’immigrati riuscivano ad affondare, si potesse arrivare alla cruda realtà del mitragliamento, da parte dei libici, di un peschereccio italiano che si trovava in acque internazionali. Dopo un iniziale assordante silenzio istituzionale su quell’aggressione, sono comparse le allucinanti dichiarazioni di alcuni esponenti del governo. Secondo quanto si è appreso dai pochi media che hanno riportato la notizia, Il ministro Maroni avrebbe detto: “Immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave con clandestini”. Ha dell’incredibile che un ministro del governo faccia simili affermazioni. Non si tratta di uccelli migratori con i quali fare il tiro al bersaglio, come ha esternato l’on. Di Pietro. Chiara e decisa la denuncia del vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero: “Assistiamo a una vera e propria inerzia del governo. Noi siamo preoccupati per la facilità con cui si mette mano alle armi e si attenta alla vita delle persone”. E’ acclarato che i libici non brillano quanto a rispetto dei diritti umani e lo hanno dimostrato in più occasioni, però anche il nostro governo non fa una bella figura a firmare l’accordo sul respingimento dei migranti. Nel 2007 il ministro degli interni Giuliano Amato ha fornito ai libici sei motovedette, come quella da cui si è aperto il fuoco contro il peschereccio, sulle quali si trovano tuttora militari italiani in veste d’istruttori, allo scopo di effettuare il pattugliamento marittimo, la ricerca e anche il salvataggio dei migranti. Nel 2009 il ministro Maroni ha regalato definitivamente le imbarcazioni ai libici. Tutto questo accadeva a pochi giorni di distanza dallo show circense in occasione dell’arrivo a Roma del colonnello Gheddafi con al seguito cavalli berberi, amazzoni e altre amenità. Il nostro presidente del consiglio, pur di concludere accordi economici, si è prestato a supportare queste buffonate dimostrando anche una certa sudditanza nei confronti di quel folcloristico ràs che non avrebbe trovato una simile accoglienza in nessun altro paese democratico. Non dimentichiamo che alcuni anni or sono dalla Libia erano partiti due missili diretti a Lampedusa e che sono frequenti i sequestri di nostri pescherecci in acque internazionali. Il colonnello Gheddafi ha, unilateralmente allargato il limite di sette miglia per le acque territoriali a tutto il Golfo della Sirte, infischiandosene delle convenzioni internazionali. Da Gheddafi, che ha un potere assoluto nel suo paese, ci si può aspettare di tutto ma dal governo di un paese democratico ci si aspetterebbe chiarezza negli accordi internazionali e garanzie di non aggressione per chiunque. Purtroppo ci si rende conto che il primum movens di ogni azione è il diosoldo, in nome del quale chi ci governa pensa di poter calpestare tutto solo perché dalla Libia arrivano in Italia commesse per alcune industrie, ingenti capitali investiti in colossi bancari, in squadre sportive, ecc. Nel 1912 erano gli italiani a sbarcare militarmente sul territorio libico per conquistarlo, ora, quasi come una nemesi storica, sono loro a insinuarsi coi petroldollari nel nostro sistema economico-produttivo. Siamo a questo punto perché i politici italiani non si sono dimostrati lungimiranti nell’approntare un piano di ricerca e d’investimenti sulle energie alternative, perpetuando la sudditanza verso i paesi produttori di petrolio. C’è da augurarsi che, in un insperato rigurgito d’orgoglio nazionale, emerga, tra chi ci rappresenta, qualcuno che trovi la spinta per dire basta a tutte queste sottomissioni e pagliacciate!
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La connettività di internet rappresenta un’eccezionale opportunità per ampliare i contatti, le conoscenze e gli scambi a distanza tra le persone ma, a fronte di tali vantaggi, ci abitua ad una realtà virtuale che può riservare brutte sorprese. Più volte abbiamo amaramente constatato come la realtà quotidiana non sia ciò che il web ci rappresenta. Ciò nonostante non avrei mai pensato che da un gioco virtuale, che circolava sul sito della Lega in cui i giocatori guadagnavano punti a seconda di quanti barconi d’immigrati riuscivano ad affondare, si potesse arrivare alla cruda realtà del mitragliamento, da parte dei libici, di un peschereccio italiano che si trovava in acque internazionali. Dopo un iniziale assordante silenzio istituzionale su quell’aggressione, sono comparse le allucinanti dichiarazioni di alcuni esponenti del governo. Secondo quanto si è appreso dai pochi media che hanno riportato la notizia, Il ministro Maroni avrebbe detto: “Immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave con clandestini”. Ha dell’incredibile che un ministro del governo faccia simili affermazioni. Non si tratta di uccelli migratori con i quali fare il tiro al bersaglio, come ha esternato l’on. Di Pietro. Chiara e decisa la denuncia del vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero: “Assistiamo a una vera e propria inerzia del governo. Noi siamo preoccupati per la facilità con cui si mette mano alle armi e si attenta alla vita delle persone”. E’ acclarato che i libici non brillano quanto a rispetto dei diritti umani e lo hanno dimostrato in più occasioni, però anche il nostro governo non fa una bella figura a firmare l’accordo sul respingimento dei migranti. Nel 2007 il ministro degli interni Giuliano Amato ha fornito ai libici sei motovedette, come quella da cui si è aperto il fuoco contro il peschereccio, sulle quali si trovano tuttora militari italiani in veste d’istruttori, allo scopo di effettuare il pattugliamento marittimo, la ricerca e anche il salvataggio dei migranti. Nel 2009 il ministro Maroni ha regalato definitivamente le imbarcazioni ai libici. Tutto questo accadeva a pochi giorni di distanza dallo show circense in occasione dell’arrivo a Roma del colonnello Gheddafi con al seguito cavalli berberi, amazzoni e altre amenità. Il nostro presidente del consiglio, pur di concludere accordi economici, si è prestato a supportare queste buffonate dimostrando anche una certa sudditanza nei confronti di quel folcloristico ràs che non avrebbe trovato una simile accoglienza in nessun altro paese democratico. Non dimentichiamo che alcuni anni or sono dalla Libia erano partiti due missili diretti a Lampedusa e che sono frequenti i sequestri di nostri pescherecci in acque internazionali. Il colonnello Gheddafi ha, unilateralmente allargato il limite di sette miglia per le acque territoriali a tutto il Golfo della Sirte, infischiandosene delle convenzioni internazionali. Da Gheddafi, che ha un potere assoluto nel suo paese, ci si può aspettare di tutto ma dal governo di un paese democratico ci si aspetterebbe chiarezza negli accordi internazionali e garanzie di non aggressione per chiunque. Purtroppo ci si rende conto che il primum movens di ogni azione è il diosoldo, in nome del quale chi ci governa pensa di poter calpestare tutto solo perché dalla Libia arrivano in Italia commesse per alcune industrie, ingenti capitali investiti in colossi bancari, in squadre sportive, ecc. Nel 1912 erano gli italiani a sbarcare militarmente sul territorio libico per conquistarlo, ora, quasi come una nemesi storica, sono loro a insinuarsi coi petroldollari nel nostro sistema economico-produttivo. Siamo a questo punto perché i politici italiani non si sono dimostrati lungimiranti nell’approntare un piano di ricerca e d’investimenti sulle energie alternative, perpetuando la sudditanza verso i paesi produttori di petrolio. C’è da augurarsi che, in un insperato rigurgito d’orgoglio nazionale, emerga, tra chi ci rappresenta, qualcuno che trovi la spinta per dire basta a tutte queste sottomissioni e pagliacciate!
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sabato 21 agosto 2010
La rupe Tarpea del Welfare
Questa lettera sul tema delle pensioni ai falsi invalidi, ma soprattutto a quelli veri, è stata pubblicata nella rubrica "Per posta e per E-mail" del Messaggero Veneto in data 01/09/2010.
Recentemente abbiamo letto e ascoltato innumerevoli proclami di esponenti del governo sul problema dei falsi invalidi. E’ una campagna sacrosanta che smuove l’indignazione della coscienza collettiva verso chi si approfitta delle disgrazie altrui che va perseguito in tutti i modi possibili e immaginabili, come pure chi gli ha concesso quell’inappropriato e usurpato beneficio. Secondo me però si tratta di un paravento che nasconde una volontà ben peggiore di quella che cercano di evidenziare con tanta enfasi. E’ inaccettabile ascoltare le parole che il ministro Tremonti ha pronunciato verso la fine di maggio …due milioni e settecentomila invalidi pone la questione se un paese così può essere ancora competitivo. Il senso del discorso è molto chiaro e non si presta a molte interpretazioni: gli invalidi per il nostro governo sono un peso. I nostri governanti si mostrano attenti a predisporre scudi fiscali e condoni, che in sostanza aiutano a vivere alla grande chi ha frodato lo stato accumulando capitali ed esportandoli all’estero, a proteggere chi ha costruito abusivamente imperi economici e a salvaguardare gli interessi di cricche di amici. Meno si occupano di chi sopravvive con pensioni spesso da fame e in particolare con quelle d’invalidità che ammontano a ben 267 euro, per 13 mensilità. Manca veramente poco alla caduta nel baratro di questa novella rupe Tarpea del Welfare. A sentire il ministro dell’economia le spese per questo settore sono altissime e rappresentano un ostacolo al progresso economico. Di contro, su alcuni giornali indipendenti, si legge che l’Italia in questo ambito spende l’1,5% del PIL, quando la media europea è sul 2%, ponendoci agli ultimi posti. Altro che anomalia, questa è falsa informazione! I nostri governanti dovrebbero smetterla di sbandierare priorità come le leggi ad personam e incominciare ad occuparsi della tutela dei diritti fondamentali per tutti e della possibilità di consentire una vita decente, specie a chi è più in difficoltà. La qualità di vita dei veri invalidi è legata alle possibilità economiche della famiglia che per contro finisce per impoverirsi sempre più. Ma non è solo il problema delle pensioni a destare preoccupazione, sono le linee politiche di raschiatura del fondo con la proposta di innalzare i limiti per l’invalidità dal 74 all’85%, la non cumulabilità delle percentuali per più di una patologia invalidante, il calo degli stanziamenti per le politiche sociali, ecc.. E’ la politica del lanciare proposte più o meno assurde e vedere come reagisce l’opinione pubblica, poi ci pensano i mezzi d’informazione, più o meno legati al padrone, ad enfatizzare, ridimensionare o manipolare la notizia. Ai nostri ministri, poi, basta poco a ritirare proposte che si sono rivelate inopportune, se non indecenti, motivando quell’inversione di marcia con qualche fregnaccia. E’ un comportamento vergognoso: prima s’insinua il dubbio che non è facile rimuovere, poi non ci si cura delle persone e delle famiglie. Ricordiamoci che basta un niente per passare dallo stato di piena salute ad uno di dipendenza più o meno totale. A proposito di pensioni d’anzianità, visto che faccio parte della categoria dei pensionati, vorrei sottolineare, contrariamente a quanto si è sentito dire da certi politici della disinformazione che acclamano a piena voce, che il pensionato non pesa sulla società perché i contributi per la sua pensione sono stati versati anticipatamente, e quindi accantonati, in parte dal datore di lavoro e in parte trattenuti dalla busta paga del lavoratore stesso. D’accordo che si è elevata l’età media però forse non c’è stata una buona gestione di queste somme. Nella maggioranza dei casi l’effetto finale non è quello che si aspetta chi ha lavorato una vita, e cioè avere una pensione che gli assicuri una vecchiaia tranquilla. La pensione si svaluta sempre più, per cui proprio nel momento in cui il pensionato può avere maggiori necessità si trova ad avere minori disponibilità. Non desta meraviglia che i politici non rientrino in questa categoria e che molti di loro siano più impegnati ad attaccare le cariche istituzionali e la Costituzione che a occuparsi di chi si trova in difficoltà.
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Recentemente abbiamo letto e ascoltato innumerevoli proclami di esponenti del governo sul problema dei falsi invalidi. E’ una campagna sacrosanta che smuove l’indignazione della coscienza collettiva verso chi si approfitta delle disgrazie altrui che va perseguito in tutti i modi possibili e immaginabili, come pure chi gli ha concesso quell’inappropriato e usurpato beneficio. Secondo me però si tratta di un paravento che nasconde una volontà ben peggiore di quella che cercano di evidenziare con tanta enfasi. E’ inaccettabile ascoltare le parole che il ministro Tremonti ha pronunciato verso la fine di maggio …due milioni e settecentomila invalidi pone la questione se un paese così può essere ancora competitivo. Il senso del discorso è molto chiaro e non si presta a molte interpretazioni: gli invalidi per il nostro governo sono un peso. I nostri governanti si mostrano attenti a predisporre scudi fiscali e condoni, che in sostanza aiutano a vivere alla grande chi ha frodato lo stato accumulando capitali ed esportandoli all’estero, a proteggere chi ha costruito abusivamente imperi economici e a salvaguardare gli interessi di cricche di amici. Meno si occupano di chi sopravvive con pensioni spesso da fame e in particolare con quelle d’invalidità che ammontano a ben 267 euro, per 13 mensilità. Manca veramente poco alla caduta nel baratro di questa novella rupe Tarpea del Welfare. A sentire il ministro dell’economia le spese per questo settore sono altissime e rappresentano un ostacolo al progresso economico. Di contro, su alcuni giornali indipendenti, si legge che l’Italia in questo ambito spende l’1,5% del PIL, quando la media europea è sul 2%, ponendoci agli ultimi posti. Altro che anomalia, questa è falsa informazione! I nostri governanti dovrebbero smetterla di sbandierare priorità come le leggi ad personam e incominciare ad occuparsi della tutela dei diritti fondamentali per tutti e della possibilità di consentire una vita decente, specie a chi è più in difficoltà. La qualità di vita dei veri invalidi è legata alle possibilità economiche della famiglia che per contro finisce per impoverirsi sempre più. Ma non è solo il problema delle pensioni a destare preoccupazione, sono le linee politiche di raschiatura del fondo con la proposta di innalzare i limiti per l’invalidità dal 74 all’85%, la non cumulabilità delle percentuali per più di una patologia invalidante, il calo degli stanziamenti per le politiche sociali, ecc.. E’ la politica del lanciare proposte più o meno assurde e vedere come reagisce l’opinione pubblica, poi ci pensano i mezzi d’informazione, più o meno legati al padrone, ad enfatizzare, ridimensionare o manipolare la notizia. Ai nostri ministri, poi, basta poco a ritirare proposte che si sono rivelate inopportune, se non indecenti, motivando quell’inversione di marcia con qualche fregnaccia. E’ un comportamento vergognoso: prima s’insinua il dubbio che non è facile rimuovere, poi non ci si cura delle persone e delle famiglie. Ricordiamoci che basta un niente per passare dallo stato di piena salute ad uno di dipendenza più o meno totale. A proposito di pensioni d’anzianità, visto che faccio parte della categoria dei pensionati, vorrei sottolineare, contrariamente a quanto si è sentito dire da certi politici della disinformazione che acclamano a piena voce, che il pensionato non pesa sulla società perché i contributi per la sua pensione sono stati versati anticipatamente, e quindi accantonati, in parte dal datore di lavoro e in parte trattenuti dalla busta paga del lavoratore stesso. D’accordo che si è elevata l’età media però forse non c’è stata una buona gestione di queste somme. Nella maggioranza dei casi l’effetto finale non è quello che si aspetta chi ha lavorato una vita, e cioè avere una pensione che gli assicuri una vecchiaia tranquilla. La pensione si svaluta sempre più, per cui proprio nel momento in cui il pensionato può avere maggiori necessità si trova ad avere minori disponibilità. Non desta meraviglia che i politici non rientrino in questa categoria e che molti di loro siano più impegnati ad attaccare le cariche istituzionali e la Costituzione che a occuparsi di chi si trova in difficoltà.
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mercoledì 26 maggio 2010
Decisioni e priorità
Questa lettera col titolo "Decisioni e priorità" è stata pubblicata sulla rubrica "per posta e per E-mail" del Messaggero Veneto il 4 giugno 2010.
Ultimamente vivere in Italia è come stare su un ring. La poca stampa ancora libera riesce a divulgare notizie che sono veri e propri pugni nello stomaco. Emergono ogni giorno scandali e malaffare con interessi privati di politici e amministratori in appalti pubblici. C’è addirittura chi non si accorge che gli hanno comprato un appartamento con vista sul colosseo! Non si tratta di isolate mele marce, come qualcuno ci vuol far credere, e ha ragione a dire che non siamo di fronte ad una nuova tangentopoli. Attualmente è peggio: nell’inchiesta mani pulite vennero inquisiti 270 parlamentari che prendevano soldi per il partito, ora li rubano per sè, e questo verbo mi pare più appropriato. Siamo avvolti da un malcostume generale che si è insinuato così bene in tutte le compagini politico-amministrative da trovare seguaci in ogni gradino della scala politica. Gli appalti se li aggiudicano sempre le stesse ditte. Ma che caso! In questi giorni io, comune cittadino, leggo sui giornali che una priorità urgente per il governo è bloccare le intercettazioni e riformare le norme processuali. Mi viene spontaneo pensare “Ma con la grave crisi che c’è, con i disoccupati in crescita, il precariato dilagante, la povertà di tante famiglie che non arrivano neanche a metà mese, tutto ciò a chi giova?” E’ evidente che il governo voglia tenere il popolino in un limbo dove vige l’ottimismo, perché non c’è crisi affermano e sostenere il contrario è puro terrorismo della sinistra. Questa è una vera e propria narcosi da televisione! E ci vuole il sottosegretario alla giustizia degli Stati Uniti per sapere che le intercettazioni sono strumenti essenziali alle indagini nella lotta alla criminalità organizzata e per elogiare l’ottimo lavoro dei magistrati italiani? Sembra paradossale ma non lo è poi così tanto. Non credo che gli americani siano interessati agli affari pubblico-privati della “cricca” del momento o del politico nostrano di turno ma piuttosto “al buco” d’impunità che si creerebbe in Italia per i terroristi e i narcotrafficanti. Il tentativo d’imbavagliare la stampa è disgustoso, fortuna che finalmente c’è stata una quasi plebiscitaria levata di scudi contro quel provvedimento e ciò ha fatto accendere un barlume di speranza. Ma con che faccia vengono ancora a chiedere sacrifici e a spremere come limoni le classi meno abbienti? Ora, ma da molti anni si sente questo ritornello, pare che le risorse si possano trovare nella ricerca degli evasori fiscali e dei falsi invalidi, però intanto si approva e si attua in fretta e furia lo scudo fiscale. Il proposito di smascherare i “furbi” è sacrosanto, però, i soldi recuperati dovrebbero essere usati per adeguare le pensioni e potenziare i servizi per i veri invalidi. I nostri governanti prima di chiedere sacrifici alla popolazione dovrebbero impegnarsi a gestire al meglio i beni demaniali e immobiliari dello Stato, dandoli in concessione a prezzi di mercato. E cosa dire dell’immenso parco di auto blu e degli stipendi stratosferici dei nostri politici? Se sacrifici ci devono essere che siano per tutti a cominciare dalla casta politica. E non faccia ridere il ministro Calderoli a proporre una riduzione del 5% degli stipendi dei parlamentari, attuino piuttosto un adeguamento agli standard europei, notevolmente più bassi. Se poi consideriamo che il presidente della Camera si lamenta perché la settimana parlamentare finisce il mercoledì, la cosa è proprio grave. Secondo me, lo è ancora di più perché, a parte l’assenteismo ordinario evidente dagli scranni vuoti, è stata instaurata una modalità di governo che delegittima il parlamento, mortifica il dibattito democratico e va avanti a colpi di decreti legge e così siamo arrivati alla 32^ fiducia. Ma l’Italia è ancora un paese civile e democratico o siamo di fronte all’avvio soft di una dittatura? Per restare in ambito pugilistico, speriamo di non cadere tramortiti al tappeto, ma di risollevarci! Su questo l’opposizione ha un ruolo importante, ma anche ogni cittadino deve prendersi una parte di responsabilità rifiutandosi di accettare questa disinformazione e la controcultura dilagante cercando di sviluppare senso critico e capacità di giudizio.
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Ultimamente vivere in Italia è come stare su un ring. La poca stampa ancora libera riesce a divulgare notizie che sono veri e propri pugni nello stomaco. Emergono ogni giorno scandali e malaffare con interessi privati di politici e amministratori in appalti pubblici. C’è addirittura chi non si accorge che gli hanno comprato un appartamento con vista sul colosseo! Non si tratta di isolate mele marce, come qualcuno ci vuol far credere, e ha ragione a dire che non siamo di fronte ad una nuova tangentopoli. Attualmente è peggio: nell’inchiesta mani pulite vennero inquisiti 270 parlamentari che prendevano soldi per il partito, ora li rubano per sè, e questo verbo mi pare più appropriato. Siamo avvolti da un malcostume generale che si è insinuato così bene in tutte le compagini politico-amministrative da trovare seguaci in ogni gradino della scala politica. Gli appalti se li aggiudicano sempre le stesse ditte. Ma che caso! In questi giorni io, comune cittadino, leggo sui giornali che una priorità urgente per il governo è bloccare le intercettazioni e riformare le norme processuali. Mi viene spontaneo pensare “Ma con la grave crisi che c’è, con i disoccupati in crescita, il precariato dilagante, la povertà di tante famiglie che non arrivano neanche a metà mese, tutto ciò a chi giova?” E’ evidente che il governo voglia tenere il popolino in un limbo dove vige l’ottimismo, perché non c’è crisi affermano e sostenere il contrario è puro terrorismo della sinistra. Questa è una vera e propria narcosi da televisione! E ci vuole il sottosegretario alla giustizia degli Stati Uniti per sapere che le intercettazioni sono strumenti essenziali alle indagini nella lotta alla criminalità organizzata e per elogiare l’ottimo lavoro dei magistrati italiani? Sembra paradossale ma non lo è poi così tanto. Non credo che gli americani siano interessati agli affari pubblico-privati della “cricca” del momento o del politico nostrano di turno ma piuttosto “al buco” d’impunità che si creerebbe in Italia per i terroristi e i narcotrafficanti. Il tentativo d’imbavagliare la stampa è disgustoso, fortuna che finalmente c’è stata una quasi plebiscitaria levata di scudi contro quel provvedimento e ciò ha fatto accendere un barlume di speranza. Ma con che faccia vengono ancora a chiedere sacrifici e a spremere come limoni le classi meno abbienti? Ora, ma da molti anni si sente questo ritornello, pare che le risorse si possano trovare nella ricerca degli evasori fiscali e dei falsi invalidi, però intanto si approva e si attua in fretta e furia lo scudo fiscale. Il proposito di smascherare i “furbi” è sacrosanto, però, i soldi recuperati dovrebbero essere usati per adeguare le pensioni e potenziare i servizi per i veri invalidi. I nostri governanti prima di chiedere sacrifici alla popolazione dovrebbero impegnarsi a gestire al meglio i beni demaniali e immobiliari dello Stato, dandoli in concessione a prezzi di mercato. E cosa dire dell’immenso parco di auto blu e degli stipendi stratosferici dei nostri politici? Se sacrifici ci devono essere che siano per tutti a cominciare dalla casta politica. E non faccia ridere il ministro Calderoli a proporre una riduzione del 5% degli stipendi dei parlamentari, attuino piuttosto un adeguamento agli standard europei, notevolmente più bassi. Se poi consideriamo che il presidente della Camera si lamenta perché la settimana parlamentare finisce il mercoledì, la cosa è proprio grave. Secondo me, lo è ancora di più perché, a parte l’assenteismo ordinario evidente dagli scranni vuoti, è stata instaurata una modalità di governo che delegittima il parlamento, mortifica il dibattito democratico e va avanti a colpi di decreti legge e così siamo arrivati alla 32^ fiducia. Ma l’Italia è ancora un paese civile e democratico o siamo di fronte all’avvio soft di una dittatura? Per restare in ambito pugilistico, speriamo di non cadere tramortiti al tappeto, ma di risollevarci! Su questo l’opposizione ha un ruolo importante, ma anche ogni cittadino deve prendersi una parte di responsabilità rifiutandosi di accettare questa disinformazione e la controcultura dilagante cercando di sviluppare senso critico e capacità di giudizio.
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martedì 20 aprile 2010
Polemiche deludenti
Questa lettera sulla recente vicenda occorsa ai tre volontary di Emergency è stata pubblicata il 26 aprile 2010 sul Messaggero Veneto.
Come medico e chirurgo resto sconcertato dalle recenti polemiche comparse sui media a proposito di quanto accaduto ultimamente ai 3 volontari di Emergency in Afganistan e, come cittadino, sono profondamente deluso per lo scarso impegno speso dal governo italiano per difendere i nostri connazionali. Si è detto che i tre volontari arrestati fossero fiancheggiatori di terroristi e frasi tipo “Speriamo che non sia vero” pronunciate da esponenti del governo hanno contribuito a dare credito a queste assurde accuse. Emergency è un’organizzazione umanitaria che rappresenta un fiore all’occhiello per il nostro paese e va difesa a spada tratta. Chi fa il volontario in un ospedale e, per di più, in territorio di guerra, ha fatto una scelta di vita che forse risulta incomprensibile a chi ha come valori di riferimento solo soldi e carriera. Meno male che c’è ancora gente che, incurante dei sacrifici e rischi personali ai quali può essere esposta, basa il proprio progetto di vita su pace, solidarietà e aiuto a tutti coloro che si trovano a vivere, non certo per loro scelta, in zone tormentate da una guerra che pare non finire mai. Gli effetti di questa follia, perché solo così può essere considerata la guerra, determinano un’infinità di lutti, di mutilazioni e di sofferenze fisiche e psichiche che colpiscono la popolazione civile e, in particolare, i bambini. Se essere schierati politicamente vuol dire trovarsi dalla parte della popolazione inerme, dei più deboli, malati, feriti, allora ben venga l’esserlo. Emergency, come qualsiasi organizzazione sanitaria degna di questo nome, soccorre tutti quelli che ne hanno bisogno senza chiedere se sono dalla parte dei buoni o dei cattivi. Emergency è un’organizzazione umanitaria, nei suoi ospedali cura i feriti delle guerre, sempre comunque ingiuste, evidenzia le cause delle violazioni dei diritti umani e le denuncia al mondo intero mettendo, così, tutti di fronte alle loro responsabilità. Inevitabilmente Emergency rappresenta cioè un testimone assai scomodo, l’unico visto che in quella regione non vi sono giornalisti accreditati, per tutti coloro che tali violazioni vorrebbero nascondere. Questo è un valore aggiunto di onestà intellettuale e non una connotazione negativa come vorrebbero far credere i vari potenti, o prepotenti, che vedono le loro posizioni messe in discussione. Per questi motivi le coloriture politiche che qualcuno attribuisce all’organizzazione non fanno altro che dimostrare la stupidità di chi le sostiene. Sicuramente non fa onore a nessuno sapere che il 40% dei feriti curati nell’ospedale di Lashkar-Gah, ora chiuso, fossero bambini, e che le bombe così dette “intelligenti”, quando colpiscono, non lo sono poi così tanto. Non me li vedo proprio tre volontari che fiancheggiano i terroristi, come pure nutro seri dubbi sul fatto che ad introdurre armi, cinture esplosive e altro materiale pericoloso ritrovato in ospedale siano stati loro. L’Italia è impegnata a sostenere l’Afganistan con aiuti economici, consulenze di vario tipo e con la presenza di un nutrito contingente militare che, tra l’altro, spesso subisce attacchi mortali. Non mancano di certo gli strumenti per bloccare un’infamia come quella che è toccata ai tre italiani di Emergency, senza dimenticare i sei operatori afgani di cui pare pochi si interessino. Frattini, ministro degli Esteri, dichiara in Parlamento di essere insoddisfatto delle risposte fornite da Kabul. Il nostro primo ministro solo dopo quattro giorni scrive una lettera a Karzai, presidente afgano. Desta perplessità che il governo italiano, così attento al rispetto della “legalità” in Italia, sembri interessato a non sollevare eccezioni verso un paese in cui le garanzie minime di giusto processo e di diritto alla difesa, e quindi i diritti umani, non vengono minimamente tutelate. Certamente in fase di trattativa c’è la necessità di mantenere una riservatezza lontana dai clamori della stampa però un fallimento sarebbe imperdonabile e diventerebbe incompatibile con un paese che si considera civile e che ambisce ad “esportare democrazia”.
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Come medico e chirurgo resto sconcertato dalle recenti polemiche comparse sui media a proposito di quanto accaduto ultimamente ai 3 volontari di Emergency in Afganistan e, come cittadino, sono profondamente deluso per lo scarso impegno speso dal governo italiano per difendere i nostri connazionali. Si è detto che i tre volontari arrestati fossero fiancheggiatori di terroristi e frasi tipo “Speriamo che non sia vero” pronunciate da esponenti del governo hanno contribuito a dare credito a queste assurde accuse. Emergency è un’organizzazione umanitaria che rappresenta un fiore all’occhiello per il nostro paese e va difesa a spada tratta. Chi fa il volontario in un ospedale e, per di più, in territorio di guerra, ha fatto una scelta di vita che forse risulta incomprensibile a chi ha come valori di riferimento solo soldi e carriera. Meno male che c’è ancora gente che, incurante dei sacrifici e rischi personali ai quali può essere esposta, basa il proprio progetto di vita su pace, solidarietà e aiuto a tutti coloro che si trovano a vivere, non certo per loro scelta, in zone tormentate da una guerra che pare non finire mai. Gli effetti di questa follia, perché solo così può essere considerata la guerra, determinano un’infinità di lutti, di mutilazioni e di sofferenze fisiche e psichiche che colpiscono la popolazione civile e, in particolare, i bambini. Se essere schierati politicamente vuol dire trovarsi dalla parte della popolazione inerme, dei più deboli, malati, feriti, allora ben venga l’esserlo. Emergency, come qualsiasi organizzazione sanitaria degna di questo nome, soccorre tutti quelli che ne hanno bisogno senza chiedere se sono dalla parte dei buoni o dei cattivi. Emergency è un’organizzazione umanitaria, nei suoi ospedali cura i feriti delle guerre, sempre comunque ingiuste, evidenzia le cause delle violazioni dei diritti umani e le denuncia al mondo intero mettendo, così, tutti di fronte alle loro responsabilità. Inevitabilmente Emergency rappresenta cioè un testimone assai scomodo, l’unico visto che in quella regione non vi sono giornalisti accreditati, per tutti coloro che tali violazioni vorrebbero nascondere. Questo è un valore aggiunto di onestà intellettuale e non una connotazione negativa come vorrebbero far credere i vari potenti, o prepotenti, che vedono le loro posizioni messe in discussione. Per questi motivi le coloriture politiche che qualcuno attribuisce all’organizzazione non fanno altro che dimostrare la stupidità di chi le sostiene. Sicuramente non fa onore a nessuno sapere che il 40% dei feriti curati nell’ospedale di Lashkar-Gah, ora chiuso, fossero bambini, e che le bombe così dette “intelligenti”, quando colpiscono, non lo sono poi così tanto. Non me li vedo proprio tre volontari che fiancheggiano i terroristi, come pure nutro seri dubbi sul fatto che ad introdurre armi, cinture esplosive e altro materiale pericoloso ritrovato in ospedale siano stati loro. L’Italia è impegnata a sostenere l’Afganistan con aiuti economici, consulenze di vario tipo e con la presenza di un nutrito contingente militare che, tra l’altro, spesso subisce attacchi mortali. Non mancano di certo gli strumenti per bloccare un’infamia come quella che è toccata ai tre italiani di Emergency, senza dimenticare i sei operatori afgani di cui pare pochi si interessino. Frattini, ministro degli Esteri, dichiara in Parlamento di essere insoddisfatto delle risposte fornite da Kabul. Il nostro primo ministro solo dopo quattro giorni scrive una lettera a Karzai, presidente afgano. Desta perplessità che il governo italiano, così attento al rispetto della “legalità” in Italia, sembri interessato a non sollevare eccezioni verso un paese in cui le garanzie minime di giusto processo e di diritto alla difesa, e quindi i diritti umani, non vengono minimamente tutelate. Certamente in fase di trattativa c’è la necessità di mantenere una riservatezza lontana dai clamori della stampa però un fallimento sarebbe imperdonabile e diventerebbe incompatibile con un paese che si considera civile e che ambisce ad “esportare democrazia”.
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