Queste riflessioni sono state pubblicate sotto forma di lettera nella rubrica "La posta dei lettori" del Messaggero Veneto in data 01 luglio 2009.
Alcuni mesi fa la parola SCONCERTO ricorreva frequentemente nei miei pensieri, mentre in questi ultimi tempi, è stata sostituita da DISGUSTO, nel senso figurato di repulsione morale.
Non se ne può veramente più! Abbiamo sotto gli occhi un campionario di schifezze degno del Guinness dei primati che faticosamente filtra attraverso le notizie che ci fornisce la poca stampa nazionale ancora libera, ma soprattutto quella internazionale. Siamo proprio caduti in basso!
E’ ormai un dato di fatto che gran parte dei media siano “imbavagliati”, consentendo a chi governa di somministrarci a mò di compresse, o meglio, di supposte, notizie farlocche e dichiarazioni assurde prima proclamate in televisione e poi negate, o attribuite ad altri, e “suggerimenti” su quali testate sia più o meno opportuno inserire la pubblicità dei prodotti delle proprie aziende.
Strano silenzio stampa invece sul conflitto d’interessi che coinvolge chi è al potere e, al contempo, controlla un’ampia fascia dell’informazione.
DISGUSTO per il disorientamento etico a cui stiamo assistendo: “papi-gate”, “Bari-gate”, foto carpite, voli di stato a disposizione di menestrelli e di belle e giovani, anche troppo, ragazze.
DISGUSTO per il non rispetto della democrazia, da parte di chi ci governa che è stato sì scelto dall’elettorato, ma non deve dimenticare che rappresenta tutto il paese, e quindi non può cancellare ogni voce di dissenso solo perché non comoda o arrivare a trattare il governo come un consiglio d’amministrazione dove comanda chi ha il pacchetto di maggioranza.
DISGUSTO per la faciloneria boccaccesca e goliardica che può minare la sicurezza della nostra nazione. Non è pensabile che uno dei leader del G8 possa essere ricattato da qualsiasi gentil dama dalla mutanda facile che, a dispetto di ogni norma di sicurezza, sia riuscita a documentare i suoi intimi incontri.
DISGUSTO del consenso ottenuto da chi, malato di potere, crede di poter agire al di sopra della legge, di sparare a zero sulla Costituzione e di sentirsi in diritto di chiedere di aumentare i suoi poteri. Sarebbe auspicabile, invece, l’aumento dei poteri degli organi costituzionali di controllo, e questo a garanzia e tutela della libertà del cittadino, di ogni cittadino, e per evitare che la res pubblica diventi sempre più res privata.
Se si considera inoltre, che una famiglia su cinque non arriva a fine mese, che sono stati persi molti posti di lavoro e che ci sono lavoratori che non possono neppure usufruire del sostegno di qualche ammortizzatore sociale, come hanno più volte sottolineato Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, e Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, appare evidente che qualcuno non la racconta giusta.
Nel frattempo chi ci governa, col suo inguaribile ottimismo, continua a ripetere che la fase peggiore della crisi è superata e che è la “sinistra” che ne fa un uso terroristico.
DISGUSTO per come le parole “sinistra” e “comunista” cambino di significato a seconda di latitudine e longitudine, infatti se usate in Italia sono sinonimo di tutte le nefandezze pubbliche o private che accadono, mentre in Russia sono sinonimo di affari.
Miracoli della cabarettistica spiritosaggine italiana.
DISGUSTO per il disegno di legge che propone l’inserimento, nel nostro ordinamento giuridico, del reato di clandestinità. Decisamente la maggioranza degli italiani ha dimenticato quando erano i nostri vecchi ad andare a cercare lavoro all’estero. Non è barricandosi nel fortino e vantandosi dei respingimenti operati su qualche barcone di disperati che si arresta il fenomeno della migrazione. Forse bisognerebbe fornire aiuti alle popolazioni nei loro paesi. Forse sarebbe opportuno regolare con chiare leggi i flussi migratori e mettere gli immigrati nelle condizioni di vivere dignitosamente e godere di tutti i diritti sociali. Forse sarebbe opportuno diventare effettivamente parte dell’Europa e concordare con gli altri stati membri una linea comune. Non dimentichiamo che i primi sfruttatori di questi diseredati spesso sono proprio alcuni nostri concittadini che li assumono in nero per lavori da schiavi senza offrire loro alcuna garanzia né i diritti civili.
DISGUSTO per lo spreco di pubblico denaro. Sono stati buttati all’aria milioni di euro, per non aver voluto fare l’election day, e questo solo per l’interesse particolaristico di alcuni gruppi di potere politico.
DISGUSTO per essere arrivati ad una situazione in cui, per eccesso di frantumazione d’ideali e/o per il perseguimento degli interessi di pochi, è mancata una vera opposizione. Gli elettori sono stanchi e aumenta sempre di più lo scollamento tra la politica e cittadini tanto da far sì che le fila del “partito del non voto” continuino ad incrementarsi.
DISGUSTO estremo per il rifiuto di chi ci governa di rispondere alle domande per fare chiarezza su vicende che non sono più private, ma che interessano tutti e per le continue storielle con cui i nostri governanti ci vogliono imbonire trattandoci come dementi.
E’ ora di finirla che venga insultata la nostra intelligenza!
L’intelletto è il dono più grande che abbiamo avuto e non usarlo sarebbe un atto d’ingratitudine verso Colui che ce l’ha fornito.
Quindi ragioniamo con la nostra testa, anche perché cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli: a seguire dei politici furbi abbarbicati alla poltrona dalla quale gestiscono il loro feudo privato o piuttosto a vivere secondo i dettami dell’onestà e del rispetto della legge?
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giovedì 25 giugno 2009
mercoledì 3 giugno 2009
Historia magista vitae
In risposta alla mia lettera pubblicata sul Messaggero Veneto di lunedì 1 giugno col titolo “Cultura –una definizione non modaiola”, un amico mi ha inviato una mail di condivisione che riportava anche il discorso agli ateniesi, scritto da Tucidide, e tenuto da Pericle nel 461 a.C..
Onestamente non lo ricordavo, ma neanche molti politici del nostro paese, visto quello che si dice, si sente e si vede e visto come si sta cercando di fare andare alla deriva la nostra democrazia. Rileggere questo testo mi ha messo i brividi perché i concetti che esprime rappresentano un programma politico attualissimo per ogni Stato, compagine politica, persona CIVILE.
In questo momento ritengo che tali principi, pur essendo stati enunciati 2470 anni or sono nella terra dove nacque la democrazia, possano essere adottati come guida morale da tutti coloro che si troveranno a governare a livello locale, nazionale ed europeo.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo
viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro
dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una
ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Onestamente non lo ricordavo, ma neanche molti politici del nostro paese, visto quello che si dice, si sente e si vede e visto come si sta cercando di fare andare alla deriva la nostra democrazia. Rileggere questo testo mi ha messo i brividi perché i concetti che esprime rappresentano un programma politico attualissimo per ogni Stato, compagine politica, persona CIVILE.
In questo momento ritengo che tali principi, pur essendo stati enunciati 2470 anni or sono nella terra dove nacque la democrazia, possano essere adottati come guida morale da tutti coloro che si troveranno a governare a livello locale, nazionale ed europeo.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo
viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro
dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di
altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una
ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non
siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo mai il nostro
prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia
siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle
proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici
affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato
anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo
proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che
risiedono nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è
buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo,
ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una
politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della
democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà
sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell'Ellade e che ogni
ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso,
la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la
nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Historia magistra vitae! Non dimentichiamocene!
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mercoledì 27 maggio 2009
2 Eluana Englaro
Queste riflessioni sullo spinoso caso di Eluana Englaro sono state pubblicate sotto forma di Lettera al giornale sul Messaggero Veneto del 5 febbraio 2009
Non siamo nell’Iran di Komeini
Vorrei esprimere alcune considerazioni come persona, cittadino e come medico in pensione, sul caso di Eluana Englaro, ora che si avvia all’epilogo.
Francamente ogni volta che sento parlare o leggo articoli di giornali, scritti a proposito o a sproposito su questa triste vicenda, sulla quale tutti si sentono in dovere di esprimere giudizi e d’invadere la privacy di quella povera famiglia, mi viene in mente la parola SCONCERTO.
Proprio così, resto sconcertato dalla mancanza di rispetto per il dolore della famiglia che, iniziato diciassette anni or sono li accompagnerà per sempre, perché il dolore per la perdita di un figlio non si può cancellare.
Mi domando, indipendentemente dalle opinioni di tutti quelli che spendono tante parole sull’argomento, quale sostegno sia stato dato alla famiglia. Quanti di coloro che difendono verbalmente la vita a tutti i costi, s’impegnino in prima persona tutelando, sostenendo, aiutando, rispettando i diritti delle persone più fragili e agendo in modo che altri li rispettino. Perché persone che soffrono, famiglie che soffrono ce ne sono tante.
Resto sconcertato per la latitanza della classe politica. I politici continuano a dimostrarsi sempre più opportunisti nel lasciare la discussione su argomenti così cruciali per tutti noi, all’onda emotiva della coscienza etica collettiva che, essendo caratterizzata da mille variegate voci, crea solo smarrimento. Sarebbe meglio che argomenti come il testamento biologico o altri che riguardano la vita di tutti fossero discussi nelle sedi opportune e si legiferasse definitivamente in maniera adeguata nel rispetto di chi ha la fede, ma anche di chi non ce l’ha.
Resto sconcertato dalla non osservanza di una sentenza, giusta o sbagliata che la si consideri, emessa dal supremo organo giuridico dello Stato e che molti invitino a disattenderla. I miei genitori mi hanno insegnato che questa è disobbedienza civile. Cosa spiegano ai loro figli, agli allievi, o ai giovani con cui hanno a che fare quelle persone: a seguire le proprie convinzioni religiose o la legge dello Stato? A seguire un’etica obiettiva che miri al rispetto della persona, anche se laica, o solo di quella cattolica? Stiamo parlando di libertà ed io non voglio, di proposito, far parte di quel coro che entra nel merito del problema medico che affligge Eluana e la famiglia Englaro, fornendo un ulteriore voce personale ad un problema che è diventato fin troppo collettivo.
Resto sconcertato dall’ingerenza di certi settori cattolici integralisti che pretendono d’imporre le loro idee anche a chi è laico e non dimentichiamo che lo Stato è e deve rimanere laico! Non siamo in uno stato teocratico come l’Iran di Komeini. La Chiesa cattolica è sì parte integrante della nostra cultura e quindi ha il sacrosanto diritto e il dovere di esprimere le proprie idee, ma non può pensare di imporle a tutti. Nella Costituzione, così spesso disattesa, è garantita la libertà di culto per tutte le confessioni religiose.
Resto sconcertato da alcuni cattolici, così integralisti da sentirsi in dovere di bacchettare il Vescovo per non aver preso provvedimenti drastici, si è parlato addirittura di scomunica, nei confronti dei dieci “preti di frontiera” firmatari dell’ormai famoso quanto scottante documento. Si ha l’impressione di ripiombare ai tempi dell’Inquisizione, quando la Chiesa era più attenta a non perdere il suo potere temporale e l’ortodossia che gli consentiva di mantenerlo, piuttosto che vivere secondo i dettami evangelici.
Resto sconcertato, e con questo concludo, sperando di non apparire come Catone il Censore, bensì come un cittadino nauseato, dall’eccesso di riflettori puntati su questa drammatica vicenda che interessa una sola persona, sottolineando che, di contro, ben poca visibilità è stata data, per esempio, ai milleduecento morti palestinesi o a tutti quelli, laici o missionari, che ogni giorno vengono trucidati negli oltre cento conflitti in corso attualmente nel mondo.
Non siamo nell’Iran di Komeini
Vorrei esprimere alcune considerazioni come persona, cittadino e come medico in pensione, sul caso di Eluana Englaro, ora che si avvia all’epilogo.
Francamente ogni volta che sento parlare o leggo articoli di giornali, scritti a proposito o a sproposito su questa triste vicenda, sulla quale tutti si sentono in dovere di esprimere giudizi e d’invadere la privacy di quella povera famiglia, mi viene in mente la parola SCONCERTO.
Proprio così, resto sconcertato dalla mancanza di rispetto per il dolore della famiglia che, iniziato diciassette anni or sono li accompagnerà per sempre, perché il dolore per la perdita di un figlio non si può cancellare.
Mi domando, indipendentemente dalle opinioni di tutti quelli che spendono tante parole sull’argomento, quale sostegno sia stato dato alla famiglia. Quanti di coloro che difendono verbalmente la vita a tutti i costi, s’impegnino in prima persona tutelando, sostenendo, aiutando, rispettando i diritti delle persone più fragili e agendo in modo che altri li rispettino. Perché persone che soffrono, famiglie che soffrono ce ne sono tante.
Resto sconcertato per la latitanza della classe politica. I politici continuano a dimostrarsi sempre più opportunisti nel lasciare la discussione su argomenti così cruciali per tutti noi, all’onda emotiva della coscienza etica collettiva che, essendo caratterizzata da mille variegate voci, crea solo smarrimento. Sarebbe meglio che argomenti come il testamento biologico o altri che riguardano la vita di tutti fossero discussi nelle sedi opportune e si legiferasse definitivamente in maniera adeguata nel rispetto di chi ha la fede, ma anche di chi non ce l’ha.
Resto sconcertato dalla non osservanza di una sentenza, giusta o sbagliata che la si consideri, emessa dal supremo organo giuridico dello Stato e che molti invitino a disattenderla. I miei genitori mi hanno insegnato che questa è disobbedienza civile. Cosa spiegano ai loro figli, agli allievi, o ai giovani con cui hanno a che fare quelle persone: a seguire le proprie convinzioni religiose o la legge dello Stato? A seguire un’etica obiettiva che miri al rispetto della persona, anche se laica, o solo di quella cattolica? Stiamo parlando di libertà ed io non voglio, di proposito, far parte di quel coro che entra nel merito del problema medico che affligge Eluana e la famiglia Englaro, fornendo un ulteriore voce personale ad un problema che è diventato fin troppo collettivo.
Resto sconcertato dall’ingerenza di certi settori cattolici integralisti che pretendono d’imporre le loro idee anche a chi è laico e non dimentichiamo che lo Stato è e deve rimanere laico! Non siamo in uno stato teocratico come l’Iran di Komeini. La Chiesa cattolica è sì parte integrante della nostra cultura e quindi ha il sacrosanto diritto e il dovere di esprimere le proprie idee, ma non può pensare di imporle a tutti. Nella Costituzione, così spesso disattesa, è garantita la libertà di culto per tutte le confessioni religiose.
Resto sconcertato da alcuni cattolici, così integralisti da sentirsi in dovere di bacchettare il Vescovo per non aver preso provvedimenti drastici, si è parlato addirittura di scomunica, nei confronti dei dieci “preti di frontiera” firmatari dell’ormai famoso quanto scottante documento. Si ha l’impressione di ripiombare ai tempi dell’Inquisizione, quando la Chiesa era più attenta a non perdere il suo potere temporale e l’ortodossia che gli consentiva di mantenerlo, piuttosto che vivere secondo i dettami evangelici.
Resto sconcertato, e con questo concludo, sperando di non apparire come Catone il Censore, bensì come un cittadino nauseato, dall’eccesso di riflettori puntati su questa drammatica vicenda che interessa una sola persona, sottolineando che, di contro, ben poca visibilità è stata data, per esempio, ai milleduecento morti palestinesi o a tutti quelli, laici o missionari, che ogni giorno vengono trucidati negli oltre cento conflitti in corso attualmente nel mondo.
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3 La cultura
Lettera pubblicata sul Messaggero Veneto del 1 giugno 2009.
Cultura
Cultura
una definizione non modaiola
In un momento di smarrimento dei valori, svuotamento dei significati, in particolare di quelli etici, legato anche al bombardamento mediatico che propone subdolamente una serie di modelli orientati all’apparire più che all’essere, all’effimera bellezza del corpo eternamente inalterato a dispetto di ogni legge di natura, all’onnipotenza del vil denaro, in nome dei quali diventa lecito calpestare qualsiasi legge, dignità e sentimenti, mi sono chiesto che senso, quale valore, quali significati attribuire alla parola cultura, tanto usata, spesso abusata.
Di certo non parlo di quella “cultura” che vorrebbe far credere che la vita sia un reality o che vorrebbe convincere che il “pensiero” giusto sia uno solo e indiscutibile.
Per conto mio CULTURA è:
- aprire la propria mente perché il dono dell’intelletto è il più grande che l’uomo ha mai avuto e sarebbe un segno d’ingratitudine non usarlo al meglio;
- essere protagonisti della propria storia;
- scegliere ciò che è giusto da ciò che non lo è, ciò che è bene da ciò che è male per ognuno di noi, senza dimenticare che il nostro vicino può avere parametri diversi, ugualmente validi, ovviamente nel rispetto della vigente Costituzione e della morale;
- saper distinguere quando chi parla dice la verità o racconta un sacco di bugie;
- conoscere ed esigere i propri diritti;
- far sentire la propria voce, partecipare alle decisioni, non lasciarsi ingabbiare da idee preconcette, ma farsi personali opinioni;
- saper ascoltare gli altri e avere il coraggio di dire “Non ho capito! Spiegami meglio!”;
- capire che è fruttuoso per tutti collaborare per la costruzione del bene comune, e imparare a dialogare, condividere e confrontarsi;
- avere il coraggio di dire “Ho sbagliato!” e trovare la forza per chiedere scusa;
- capire che gli “altri” non sono i “cattivi” e che nella diversità sta una grande ricchezza;
- rispettare se stessi, gli altri e la natura;
- rispettare la propria storia e le tradizioni, far tesoro del passato e guardare al futuro;
- concedersi di aver dubbi come stimolo per pensare, discutere con se stessi e con gli altri, elaborare conclusioni, ma essere pronti a rimettersi in discussione alla luce di un nuovo dato, non accontentarsi delle “certezze” altrui;
- godere del bello e considerarlo come stimolo di discussione e confronto e quindi di “crescita”;
- imparare ad usare le proprie conoscenze in contesti nuovi, coltivando la trasversalità del pensiero.
Per me l’uomo colto non è chi possiede un sapere settoriale, per vasto che possa essere, ma colui che è in continua evoluzione, che custodisce gelosamente e coltiva dentro di sè la capacità di stupirsi dalle cose nuove e diverse, che non si barrica nella torre eburnea della conoscenza, ma che compenetra tutto il suo sapere con l’umanità e ciò lo rende a pieno titolo cittadino della società civile.
In un momento di smarrimento dei valori, svuotamento dei significati, in particolare di quelli etici, legato anche al bombardamento mediatico che propone subdolamente una serie di modelli orientati all’apparire più che all’essere, all’effimera bellezza del corpo eternamente inalterato a dispetto di ogni legge di natura, all’onnipotenza del vil denaro, in nome dei quali diventa lecito calpestare qualsiasi legge, dignità e sentimenti, mi sono chiesto che senso, quale valore, quali significati attribuire alla parola cultura, tanto usata, spesso abusata.
Di certo non parlo di quella “cultura” che vorrebbe far credere che la vita sia un reality o che vorrebbe convincere che il “pensiero” giusto sia uno solo e indiscutibile.
Per conto mio CULTURA è:
- aprire la propria mente perché il dono dell’intelletto è il più grande che l’uomo ha mai avuto e sarebbe un segno d’ingratitudine non usarlo al meglio;
- essere protagonisti della propria storia;
- scegliere ciò che è giusto da ciò che non lo è, ciò che è bene da ciò che è male per ognuno di noi, senza dimenticare che il nostro vicino può avere parametri diversi, ugualmente validi, ovviamente nel rispetto della vigente Costituzione e della morale;
- saper distinguere quando chi parla dice la verità o racconta un sacco di bugie;
- conoscere ed esigere i propri diritti;
- far sentire la propria voce, partecipare alle decisioni, non lasciarsi ingabbiare da idee preconcette, ma farsi personali opinioni;
- saper ascoltare gli altri e avere il coraggio di dire “Non ho capito! Spiegami meglio!”;
- capire che è fruttuoso per tutti collaborare per la costruzione del bene comune, e imparare a dialogare, condividere e confrontarsi;
- avere il coraggio di dire “Ho sbagliato!” e trovare la forza per chiedere scusa;
- capire che gli “altri” non sono i “cattivi” e che nella diversità sta una grande ricchezza;
- rispettare se stessi, gli altri e la natura;
- rispettare la propria storia e le tradizioni, far tesoro del passato e guardare al futuro;
- concedersi di aver dubbi come stimolo per pensare, discutere con se stessi e con gli altri, elaborare conclusioni, ma essere pronti a rimettersi in discussione alla luce di un nuovo dato, non accontentarsi delle “certezze” altrui;
- godere del bello e considerarlo come stimolo di discussione e confronto e quindi di “crescita”;
- imparare ad usare le proprie conoscenze in contesti nuovi, coltivando la trasversalità del pensiero.
Per me l’uomo colto non è chi possiede un sapere settoriale, per vasto che possa essere, ma colui che è in continua evoluzione, che custodisce gelosamente e coltiva dentro di sè la capacità di stupirsi dalle cose nuove e diverse, che non si barrica nella torre eburnea della conoscenza, ma che compenetra tutto il suo sapere con l’umanità e ciò lo rende a pieno titolo cittadino della società civile.
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1 Presentazione
Io e mia moglie, dopo trent'anni di matrimonio, abbiamo, forse anche più di prima, la voglia di confrontarci su molti argomenti che spesso ci portano a fare delle riflessioni, così abbiamo pensato di pubblicarle su un blog per ampliarne la discussione.
Io, tra l'altro, ho l'hobby di scrivere, tanto che ho realizzato dal 2003 ad oggi, cinque libri sui quali potete documentarvi nell'altro mio blog i libri di beppe avanzato. In tutte le mie pubblicazioni si dà voce alla gente che racconta i suoi vissuti ricostruendo così la storia quotidiana di chi ha vissuto momenti drammatici, importanti in una zona di confine com'è la Carnia, magari prendendo spunto anche da aspetti particolari come, per esempio, dalla corrispondenza.
Devo dire che gli stimoli alle nostre riflessioni traggono origine a volta dalla cronaca politica, a volte da fatti di costume nazionali o locali spesso sociali e a forte valenza etica. Quando facciamo o faccio qualche riflessione che ritengo o riteniamo importante la scrivo, anche perché così ne resta traccia. Ultimamente ho preso l'abitudine di scrivere alcuni pensieri che sono in genere improntati al rispetto della persona e all'indignazione che origina dal sopruso, in particolare quando certi valori vengono calpestati in maniera brutale dal potere legato a qualsiasi tipo di lobby.
Ci piacerebbe confrontarci col pensiero di altri e quindi ci farà piacere ricevere i vostri commenti.
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